Quando le generazioni si incontrano: storie che lasciano il segno
Dal bando Giovani Competenti Ascoltare e Raccontare storie di vita in RSA
Ci sono esperienze che si raccontano attraverso le attività svolte. Altre, invece, si raccontano attraverso le persone incontrate. Il percorso dei Giovani Competenti Ascoltare e Raccontare storie di vita in RSA appartiene sicuramente alla seconda categoria.
Grazie al progetto “RSA, dove le generazioni si incontrano”, finanziato dalla Fondazione comunitaria del Lecchese e dalla Fondazione Fratelli Frassoni di Lecco, per settimane ragazze e ragazzi hanno varcato la soglia di diverse Residenze Sanitarie Assistenziali del territorio con curiosità, qualche timore e tante domande. Prima di iniziare, però, si sono preparati, grazie a una formazione con esperti del campo, ad affrontare questa esperienza attraverso momenti di formazione dedicati alla conoscenza del contesto, alla fragilità dell’anziano, alle demenze e ai diversi modi di costruire una relazione autentica con le persone accolte nelle strutture.
Non si trattava semplicemente di “fare un’attività” in RSA, l’obiettivo era imparare ad ascoltare. Perché ogni persona custodisce una storia e, spesso, quello che manca non è qualcuno che la racconti, ma qualcuno disposto a fermarsi davvero ad ascoltarla.
Entrare in punta di piedi
I primi giorni sono stati dedicati alla conoscenza degli operatori, degli educatori e delle strutture. I ragazzi hanno osservato, fatto domande, iniziato a comprendere quanto lavoro, quanta professionalità e quanta cura ci siano dietro la quotidianità di una RSA.
Poi sono arrivati gli incontri con le persone anziane residenti. Le prime chiacchiere, qualche sorriso timido, un ricordo condiviso quasi per caso. Con il passare delle settimane quelle conversazioni sono diventate qualcosa di molto più profondo.
C’è chi ha trascorso il tempo sfogliando vecchie fotografie, chi ha raccolto racconti di vita, chi ha ascoltato ricordi legati al lavoro, alla famiglia, ai luoghi del cuore. Ogni incontro era diverso dal precedente. Ogni persona aveva qualcosa da raccontare.
Dare valore alle storie
Una parte importante del percorso è stata proprio quella di raccogliere e custodire le biografie delle persone anziane residenti. Non semplici interviste, ma occasioni per restituire valore a vite ricche di esperienze, cambiamenti, sacrifici, sogni e affetti.
Giancarla, ad esempio, ha raccontato la sua Dorio, il lavoro nella fabbrica di Fiumelatte, la guerra vista con gli occhi di una bambina e la scelta di lasciare il lavoro per prendersi cura della madre. Tra le tante parole condivise, una è rimasta impressa anche nei ragazzi:
“Quello che ho fatto l’ho fatto non perché mi sentivo obbligata, ma perché mi faceva piacere farlo. Credo profondamente che le scelte importanti della vita debbano nascere dal cuore. Non bisogna vivere per accontentare gli altri, ma fare ciò che ci rende davvero sereni. Io ho seguito questo principio e non me ne sono mai pentita.“
Un concetto semplice, che racchiude un modo di vivere la cura come gesto libero, nato dall’affetto e non dal dovere.
Anche Giovanna ha aperto le porte della sua storia. L’infanzia e il lavoro nell’albergo di famiglia a Esino Lario, il trasferimento a Bellano, la scoperta di una nuova comunità, delle amicizie, del Centro Anziani, delle passeggiate sul lungolago e delle piccole cose che, guardandosi indietro, diventano le più importanti. Alla domanda su quale fosse stata la ricchezza più grande della sua vita, la risposta è arrivata senza esitazione:
“Per me la felicità non è mai stata fatta di grandi avvenimenti, ma di piccoli momenti vissuti insieme agli altri. Una chiacchierata, una risata, una tavolata in compagnia, una passeggiata o una partita a carte hanno sempre avuto un valore speciale. Ripensandoci oggi, mi accorgo che i ricordi più belli della mia vita sono quasi tutti legati a momenti di condivisione. E’ questa la mia fortuna: aver incontrato persone con cui condividere il tempo. Sono quei gesti semplici che, guardandoli oggi, mi fanno capire quanto sia stata ricca la mia vita.“
È proprio questo che i ragazzi hanno sperimentato durante il progetto: il valore del tempo condiviso.

Quando cambia lo sguardo
Durante la formazione finale, ogni partecipante ha provato a raccontare ciò che si portava a casa. Le parole ricorrenti erano ascolto, gratitudine, relazione, ma anche sorpresa.
Per molti, infatti, la RSA era un luogo conosciuto solo attraverso immagini stereotipate. Entrandoci, hanno scoperto un ambiente molto diverso da quello che immaginavano: un luogo di cura, certamente, ma anche di vita, di professionalità, di legami e di quotidianità. Una ragazza scrive nel suo diario: “Mi è piaciuto molto avere la possibilità di entrare in un luogo di cura e di lavoro, di scoprire da vicino un mondo che avevo sempre conosciuto solo a livello teorico.”
E continua:
“Sono grata di aver avuto l’onore di poter parlare, confrontarmi e conoscere persone che, con la loro storia e il loro modo di porsi, mi hanno insegnato qualcosa e mi hanno trasmesso tanto calore. Mi hanno mostrato che un saluto, uno sguardo e una chiacchierata possono davvero far sorridere chi, magari, inizialmente non aveva nemmeno voglia di parlare.”
Sono parole che raccontano un cambiamento, perché, spesso, è proprio il tempo dedicato a una conversazione a fare la differenza.
La forza dei piccoli gesti
Tra le riflessioni raccolte durante il percorso ce n’è una che colpisce per la sua semplicità. Una ragazza racconta di essersi accorta che molte persone anziane residenti continuano a chiamare “casa” il luogo in cui hanno vissuto per tutta la vita, non “la casa dove abitavo” ma semplicemente, casa.
“Mi ha colpito il fatto che parlino ancora della loro casa come se ci dovessero tornare domani. Ho capito quanto i ricordi, gli affetti e i luoghi continuino a vivere dentro una persona, anche quando la vita cambia.”
Sono osservazioni che difficilmente si imparano sui libri, nascono soltanto quando ci si concede il tempo di stare accanto a qualcuno, di ascoltarlo, di conoscerlo.
Un percorso che lascia tracce
Per qualcuno questa esperienza ha rappresentato anche una conferma rispetto al proprio futuro.
“Il regalo più grande che mi porto a casa è la gratitudine di essere riuscita, nel mio piccolo, a far stare bene qualcuno. È questo che desidero nel mio futuro lavoro. Mi è piaciuto poter essere parte di un contesto così unito. Porto nel cuore ogni persona che ho incontrato e chissà… magari un giorno tornerò qui, proprio come psicologa.”
Per tutti, però, è stata soprattutto un’occasione per rallentare e dedicare tempo all’ascolto. Le storie raccolte non sono state solo un esercizio di scrittura autobiografica, ma un modo per conoscere davvero le persone, custodire la loro memoria e riscoprire il valore delle relazioni.
Il percorso dei Giovani Competenti si conclude qui, ma lascia un patrimonio che va oltre le attività svolte: uno sguardo nuovo sull’invecchiamento, una maggiore consapevolezza del valore della cura e la certezza che ogni incontro può cambiare qualcosa, in chi ascolta tanto quanto in chi racconta.
Perché le generazioni non si incontrano solo quando condividono uno spazio. Si incontrano davvero quando si prendono il tempo di conoscersi.
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Il bando rientra nel progetto “RSA, dove le generazioni si incontrano. Insieme per un approccio di sistema”, di durata biennale e finanziato dalla Fondazione comunitaria del Lecchese e dalla Fondazione Fratelli Frassoni di Lecco, promosso da RSA Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi Onlus di Lecco (ente capofila), RSA Fondazione Casa di Riposo Brambilla-Nava Onlus di Civate, RSA Villa dei Cedri di Merate, RSA Borsieri di Lecco – Fondazione Sacra Famiglia Onlus, RSA Regoledo di Perledo – Fondazione Sacra Famiglia Onlus, RSA Casa di Riposo Enrico e Antonio Nobili Onlus di Viganò Brianza, RSA La Madonnina di Vendrogno – La Muggiasca, Cooperativa Sociale di Solidarietà a r.l.
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